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ORA SI CHIAMA:

PARCHEGGIO PIAZZA DELLA VITTORIA S.R.L.

ultimi atti


Novità dalla stampa locale dell'8 gennaio 2009.


Anziché incominciare con l'esporre la mia contrarietà di residente alla minacciata edificazione di un park interrato in Piazza della Vittoria a Treviso, tratterò un aspetto generico, ma per far capire che dietro alla decennale idea di questo parcheggio, qualcuno deve aver fatto i suoi conti, e ancora spinge per realizzare il suo tornaconto. Altri invece i conti non devono proprio averli fatti e non percepiscono ancora a cosa andranno incontro i cittadini e la città. Considerati i risultati elettorali personali dell'attuale vicesindaco Giancarlo Gentilini, neppure molti eletti in Comune paiono preoccuparsi più di tanto delle conseguenze che comporterà quest'opera. Auguri a tutti quei trevigiani che non sono coetanei di Gentilini. Saranno loro a pagare questa scelta, se realizzata. Vale anche per la carriera politica del giovane Giuseppe Basso, molto attivo e, forse, troppo.

Il mio qualcuno non si individua necessariamente nell'attuale vicesindaco, né nell'attuale sindaco di Villorba che, se memoria non mi tradisce, nel 2002 occupava l'assessorato al bilancio qui a Treviso. Persone che devono essere state prese in un progetto e non adeguatamente assistite dallo staff comunale di dirigenti dipendenti o consulenti esterni professionisti. Quelle figure che non risponderebbero mai di tasca propria, sperando che all'occorrenza provvedano le casse comunali, cioè tutti i cittadini. Ma sono proprio tanto sicuri? Anche i dirigenti comunali?

Potrebbe essere verosimile che tra queste persone, una o alcune, un tramite e quindi un'attesa di tornaconto personale, sia stata e sia ancora possibile. Altrimenti perché tanta insistenza su questo progetto e anche tanta lentezza nel realizzarlo? A chi gioverà l'insistenza e l'attesa? L'attesa non pare servita ad un'attenta valutazione dei rischi e di criteri di attualità che questo progetto comporta. E quel dirigente comunale che sarà ancora obbligato a firmare, si riterrà sempre al sicuro per quanto si è prodotto in precedenza? Ci fu un periodo in cui circolò una preoccupazione di "turbativa d'asta", cado in questo rischio sempre e solo io con questo sito, o queste pagine dovrebbero comportare attente e responsabili valutazioni, non certo mie?

I conti rientrano nell'attività d'impresa, sia quando sono arte della buona gestione, sia quando con questa non hanno un buon rapporto. Così io sono portato a credere che da parte di imprenditori si sia messo l'occhio su Piazza della Vittoria, si siano trovati gli agganci che bastano, e si sia confezionato un pacchetto ad uso e consumo di chi, per carica elettiva ricoperta, o incarico svolto professionalmente, risulti bisognoso di dare la propria impronta alla città. Non deve essere stata una grande fatica, tanté che si è firmata una convenzione che, si sostiene, impegna comunque il Comune di Treviso e farebbe comunque indenne l'imprenditore dal sopportare spese per la gestione del "pacchetto". Ma non capitò anche per la pista ciclabile di fuori Porta San Tommaso? Che sia un deficit dell'Amministrazione comunale trevigiana porsi in situazioni dalle quali sosterrebbe che non può più esimersi? Al riguardo la gestione Gentilini cosa avrebbe apportato in miglioramento?

Chi materialmente ha firmato per impegnare il Comune, e non si dovrà considerare solo l'ultimo firmatario, ha firmato come si firma in funzione di una carica ricoperta per mandato elettivo. È la condizione opposta a quella di un imprenditore, perché al contrario dell'imprenditore, l'eletto ritiene di non dover mai rispondere di tasca propria (ma continuerà ad essere sempre così?). Mai fatta questa riflessione quando assistiamo alla trasmissione in TV della firma di un importante documento da parte di un politico? Materialmente egli non può aver letto quantomeno la stesura finale che sottoscrive. Altri pertanto hanno la responsabilità per quel testo in quella stesura finale fatta sottoscrivere al politico. Ma la legge forse non persegue i veri responsabili che, se dovessero poter essere chiamati a rispondere per la loro opera, sicuramente eviterebbero alla società balzelli che fatichiamo sempre di più a sostenere. Un qualunque lavoratore risponde delle conseguenze del proprio lavoro, in genere, quando a rispondere la legge non chiami il datore di lavoro o il politico investito di una carica elettiva. Il peso capita anche a carico del vero responsabile, ma non è detto che sia sempre possibile individuarlo, e qualcuno comunque paga.

Ora, gennaio 2009, sta arrivando la stagione probabilmente matura per tutti a rendere i conti, sempre ritenendo di non dover comunque mai rendere conto con il proprio patrimonio personale o d'impresa. Altri, ma senza i numeri che contano nel fare maggioranza, forse pensano che le casse comunali siano comunque da difendere. Insomma, forse non si arriva veramente a pensare di far pagare in solido eventuali pretese irrinunciabili dell'imprenditore, per cui potrebbe essere considerato già un risultato soddisfacente, dirottare le richieste dell'imprenditore insoddisfatto per l'eventuale rinuncia a realizzare il Park interrato Vittoria, in altre possibili opere. Idea che non dovrebbe andare d'accordo con le normative sulle gare d'appalto.

Io invece penso da anni che non può superare tranquillamente un ricorso al giudice, civile o penale o amministrativo non dovrebbe fare differenza, perché esaminati gli atti posti in essere e gli interventi effettuati in acconto al vero via d'inizio dell'esecuzione dell'opera, non emerga, con semplicità e tranquillità che nulla è dovuto a nessuno e per nessuna ragione dal Comune di Treviso. Quindi, per quanto penso io, l'attuale sindaco di Treviso, rilasciando alla cronista locale Laura Canzian una dichiarazione che "La Tribuna di Treviso" nell'edizione di oggi riporta con questo periodo: "A questo proposito, però, Gobbo da una risposta sibillina: <Con la Parcheggi Italia si può sempre parlare. E infatti stiamo già parlando.> Cosa vorrà dire il sindaco Gobbo? Non è facile capirlo, anche perché a più riprese ha dichiarato che Ca' Sugana ha ormai le mani legate." dovrebbe pensare che l'imprenditore, parte che ha firmato l'originaria convenzione e quanto a questa è seguito, magari può essere semplicemente convinto a desistere da ogni pretesa, nei confronti di chiunque, persone e Amministrazione comunale, perché deve esserci un vizio che rende tutto nullo. Neppure annullabile, ma nullo. Punto e basta. E il politico Gobbo potrebbe regalare a Treviso questa ripresa di dignità e felice uscita dalle pastoie che durano da troppo tempo. Sicuramente Gian Paolo Gobbo è uomo politico la cui carica di sindaco costituisce un passaggio e non ha gli anni che sono al tramonto. La considerazione vale anche per il più giovane Giuseppe Basso. Incappare in giovane età in un procedimento che comporti richieste di risarcimenti pesanti significa garantirsi un guasto di esistenza che segna la vita. Quindi è adesso che occorre rivalutare ogni decisione assunta fino ad ora, perché a lavori avviati non ci sarà più possibilità di trovare rimedi. E la vita diventerà un vero inferno. La sicurezza manifestata oggi è fin troppo scontata. Non servirà domani, anzi!

E per dare più forza a quanto ho sostenuto, formulo un esempio, semplice se ci riesco. Un imprenditore edile, magari in carenza di commesse (a bilancio espone debiti a breve quasi pari al suo fatturato annuale), avvicina più o meno direttamente, un possibile committente e, in concorso ad altri operatori nel settore delle opere edili e in quello più in generale della contrattistica civile, firma con il committente, che si è autoconvinto di trarre vantaggio dall'opera, un contratto per il quale egli si impegna a concedere all'imprenditore l'esecuzione di un'opera, per il vero non completamente individuata come sicuramente possibile. Anche l'imprenditore firma, perfezionando in questo modo il contratto con il committente, e si riserva perfino, quantificandola, un'indennità per il caso di sopravvenienze che non consentissero più tanto l'inizio come la conclusione dell'opera. L'opera resta comunque da individuare come possibile. Sennoché, come già precisato, la parte imprenditrice non sosterrà comunque spese; è la parte committente che ha accettato di sopportare le spese che, sicuramente ci saranno, visto che l'oggetto del contratto è e resta un'opera che, per pensare di essere eseguibile deve sostenere una serie di accertamenti e un progetto definitivo, in armonia con le realtà di proprietà di terzi che circondano tutta l'opera eseguenda. O si pensa che i terzi stiano buoni a guardare e permettere?

Ma non basta. Il committente fattosi autoconvinto è proprietario di un'area che sicuramente presenterà gravi problemi di esecuzione per motivi di qualità del suolo, presenza di falde acquifere, di fabbricati privati e pubblici esistenti, di interessi di tutela della proprietà, della salute, del suolo privato adiacente, e ancora, e ancora, ma sempre non basta. Lo stesso imprenditore deve già aver affrontato precedenti iniziative con analogie simili a quella in questione; deposita propri bilanci d'impresa, da essi non emerge una situazione patrimoniale propria atta a soddisfare l'eventuale esecuzione dell'opera. Non già un'esecuzione di minima garanzia, ma un'esecuzione che affronti in via preventiva, nell'esecuzione dell'opera e nel tempo successivo, gli interessi del committente, perché questi possa godere dell'opera alla consegna in libera proprietà e perché nel frattempo ogni diritto di terzi sia stato osservato e garantito, prima, durante l'esecuzione dei lavori e dopo nel tempo. A garantire sarà l'imprenditore che pubblica bilanci poco rassicuranti, o il committente attuale, o comunque il proprietario del bene? Chi avrà la proprietà del bene. Sicuramente lui.

A una normale capacità di valutazione apparirebbe che le parti hanno con leggerezza sottoscritto un contratto che, se dovesse prevedere normali garanzie per tutti, committente e proprietari e utenti confinanti, usufruitori futuri dell'opera, esercenti un diritto di concessione di parcheggio pagato in anticipo di anni, assestamenti e cause da assestamenti idrogeologici prevedibili a causa della presenza dell'opera, non potrebbe comportare costi in misura di quelli dell'offerta dell'imprenditore al committente. Nessun analista di un conto economico riferito alla fattibilità di un progetto, di qualunque natura, può limitare la propria analisi condizionandola al fatto che sia già stato firmato un contratto e che esso preveda costi intanto a carico del solo committente per il caso che egli, a seguito di un approfondimento qualunque, decidesse di recedere. L'analista deve esprimere un parere motivato sul rientro dei flussi monetari dopo averli quantificati e indicare se l'investimento avrà una propria resa, almeno economica. L'analista serio non distingue le parti impegnate nel progetto e si esprime per entrambe.

Le due parti che hanno sottoscritto il contratto, al sopraggiungere di certezze più approfondite che non rendono eseguibile l'opera al prezzo originariamente previsto, avendo la certezza che il prezzo di esecuzione dell'opera, per renderla possibile e sicura, diventa ragionevolmente insopportabile in ragione dell'utilità, possono evitare di accordarsi non per una rinuncia unilaterale, ma bensì per un'opportuna rinuncia consenziente? Possono o devono pervenire a questa conclusione di rinuncia ad eseguire l'opera? E se entrambe le parti rispondono alla vigilanza di organi di controllo, ad iniziare dal collegio sindacale e per finire alla locale Corte dei Conti, possono, se invitati a riflettere sulle conseguenze, reggere una chiamata in giudizio?

Ritornando al caso del parcheggio di Piazza della Vittoria auspico che l'attuale sindaco di Treviso, e con lui ciascun responsabile della gestione dell'Amministrazione della città di Treviso, abbiano facilità a chiamare, se occorre in giudizio, chi pretendesse alcunché per quanto si è già speso, che deve semplicemente restare nella sfera dei rischi d'impresa privata, di chi ha intrapreso su questo progetto forse in modo che dovrebbe illustrare meglio, ad iniziare dal prendere contatti con i residenti al fine di presentare le garanzie che intende assicurare, se può farle sopportare dai costi di esecuzione dell'opera e se può stipulare polizze assicurative e fidejussioni adeguate e durature.

Sono fiducioso che gli stessi consigli di amministrazione e collegi sindacali delle imprese che costituiscono l'associazione temporanea d'impresa sapranno rivedere questo progetto, o fornire elementi che, in aggiunta a quanto le imprese espongono nei bilanci che pubblicano, risultino adeguati. Perché alla fine è più possibile che i giudici perseguano e condannino i membri dei collegi sindacali che, un dirigente dell'Amministrazione comunale, che i conti dovrebbe averli fatti, in questo decennio passato, e trovati sopportabili per dotare la città di una vera struttura, valida nel lungo tempo previsto dalla concessione, adeguata alle esigenze del vivere di oggi ma per quelle che saranno le prevedibili necessità di non 90 anni, come si prospetta nella concessione, ma di qualche lustro a venire.

Relativamente ai membri dei Collegi Sindacali interessati e del Collegio dei Revisori dei Conti del Comune di Treviso, invio un appello. Il 2008 si è appena concluso. Si rende attuale la formazione del consuntivo 2008 e, per chi ne è tenuto il preventivo 2009, con le rispettive relazioni e gli obblighi di riferire anche sui progetti, secondo il loro stato, secondo le esigenze finanziarie e la sicurezza che l'opera eseguenda prospetta in ogni senso. Ai Collegi spetta esprimere quanto la legge loro impone per la funzione di controllo che a loro compete. Sarò interessato a leggere le loro relazioni sui progetti di bilancio. Questa è epoca in cui è diventato "di moda" prestare maggiore attenzione alle relazioni degli organi di controllo, ed è bene che sia così, anzi del progettato interrato di Piazza della Vittoria a Treviso, le relazioni sui bilanci avrebbero già aver dovuto trattare. Lo considerino anche le minoranze in Consiglio Comunale. Senza i numeri non si ottiene risultati nel fare opposizione, ma con il fare emergere le responsabilità anche in riferimento ad una relazione sui progetti di bilancio da parte dell'organo di controllo, si può, anzi si deve, ottenere molto di più del proprio numero. Qundi l'opposizione pretanda dal Collegio dei Revisori dei Conti del Comune di Treviso quanto serve a rendere meno sicura di sé la maggioranza e chieda, diversamente, l'invio di rilievi alla competente Corte dei Conti. Perché i conti si devono solo censurare a danni combinati o si possono efficacemente e motivatamente censurare, nonostante le intervenute delibere, prima che ai conti si provochino gravi danni? (Opinione attribuita da Oggi Treviso al presidente della Provincia Muraro. Solo sfida al Governo, o anche "sfida" alla prudenza che imporrebbe di avviare un'opera nuova con motivate certezze che non si arrecheranno danni alla città, ai cittadini, all'ambiente e ai beni, dopo che sono trascorsi quasi dieci anni per studiare il progetto che non risulterebbe ancora oggi oggetto di un serio studio?) Che le opposizioni insistano con il Collegio dei Revisori dei Conti del Comune di Treviso, non per denunciare aspetti formali di atti compiuti, ma efficacemente per sostenere che questo è il momento di informare sul progettato parcheggio interrato di Piazza della Vittoria, prima che si apra la voragine e prima che si vadano ad alterare le falde freatiche con conseguenze imprevedibili. Si affida la piazza per decine di anni in cambio di un ritorno con il manufatto interrato, ma su quale relazione esaminata dal Collegio dei Revisori dei Conti del Comune di Treviso e su quale relazione dello stesso Collegio in accompagnatoria al Bilancio? Le minoranze devono pretendere una completa assunzione di responsabilità del Collegio dei Revisori dei Conti del Comune di Treviso che deve scrivere e sottoscrivere di trovare il progetto del "Park Vittoria" opera, e garanzie prestate per essa, che ai fini delle loro competenze di controllo merita il loro avallo e non merita un loro motivato parere di preoccupazione, o di segnalazione particolare, o altro. Ritengo che le opposizioni pressando il Collegio a ritroso pressino l'Assessore al Bilancio e quindi il Sindaco. Se tutto rientrerà in tranquillità che le casse del Comune saranno garantite per quanto dal "Park Vittoria" potrà conseguire o sopravvenire, si sarà reso un servizio ai cittadini e si sarà avviato un modo corretto di gestione della "cosa pubblica". Ho commesso turbativa d'asta o d'altro?

Il sindaco Gobbo come riferisce la cronista de La Tribuna di Treviso, può aver detto o fatto intendere che il Comune ha le mani legate. Efficace espressione di uno che esercita la carica di sindaco, con buona pace per i trevigiani che lo hanno eletto. Non si tratta di questo o di quanto è stato o di chi c'era quando fu deliberato. Si tratta di destinare un bene della città in modo vincolante per decenni con conseguenze in termini di costi, finanziari e non solo, che non sono ancora stati sostenuti e sui quali adesso si deve decidere se sopportarli o evitarli. Non ci sono mani legate, c'è solo una responsabilità molto complessa che si deve affrontare solo se essa risulta sopportabile. La responsabilità è attuale ed è di Gobbo e della sua attuale Giunta, dei suoi attuali dirigenti comunali, dell'attuale Collegio dei Revisori dei Conti, e avanti a macchia d'olio. O sbaglio io a protestare. E allora che si metta nero su bianco, si sostenga che trattasi di opera pubblica senza riserve, in modo che io, e i molti come me, abbiano chiara indicazione a chi spetterà direttamente e in solido, risarcire i quasi certi danni, prossimi e nei prossimi lustri.

Io appertengo ai pochi cittadini che hanno inviato due diffide, ridicolizzata la prima del 2002 (ma essa resta) e solo l'ultima del 2008 ha ricevuto poche righe di risposta, con un testo che, pur non dicendo granché costituisce comunque una "novità o prima volta" perché mai ci fu prima un testo scritto rivolto ai cittadini e ai confinanti dell'eventuale opera. Cominciano a sentirsi alle strette difronte all'esigenza di giustificare questa penalizzazione per la città? O cominciano a preoccuparsi per il danno personale di natura patrimoniale che stanno correndo la quasi certezza di addossarsi?

Spero proprio che il sindaco Gobbo voglia disfarsi di questo fastidio. Curerebbe intanto i suoi interessi personali.



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Ai cittadini italiani quindi dico: "controllateci, incalzateci, fateci sentire il vostro fiato sul collo!" Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione.

Richiesta

pubblica al Presidente della Provincia di Treviso e al Sindaco del Comune di Treviso, ai due Consigli Provinciale e Comunale, di assunzione di delibera e di rilascio di dichiarazione riguardante il tipo di opera che verrà realizzata in Project financing denominata "Park Vittoria", alla sua permanente destinazione futura, con specifica esclusione di progetto di cambio di destinazione d'uso dell'adiacente Istituto Tecnico Jacopo Riccati, per la quale nuova destinazione d'uso il Park Vittoria diventasse, in tutto o in parte, pertinenza di un progetto di Hotel o simile. Individuazione precisa del tipo di opera definita "strategica" nelle dichiarazioni pubbliche del Sindaco Gobbo.

Molti Amministratori pubblici, in caso di danni provocati dalla realizzazione del Park Vittoria, dovranno rispondere anche personalmente, in solido e illimitatamente, anche se loro fanno affidamento sulle polizze pagate con il pubblico denaro.

L'affidamento in locazione pluriennale di tutto o parte dell'area interrata di parcheggio a privati assegnatari di box avrebbe analogia con gli alloggi di edilizia residenziale pubblica non suscettibili di godimento contemporaneo e collettivo, ma solo di godimento individuale sulla base dell'assegnazione del singolo box. L'opera è considerata pubblica in senso stretto se si connota per la fruibilità da parte di un numero potenzialmente indeterminato di soggetti. Essi dovrebbero di conseguenza risultare utenti, anche abituali, ma non assegnatari. In presenza di utenti assegnatari il Park Vittoria al più potrebbe essere considerato come opera privata di pubblica utilità.

I bilanci, da soli, non consentiranno mai di rispondere per il risarcimento di probabili danni arrecati ai confinati, proprietari e abitanti, al Park Vittoria. Quindi risponderanno gli Amministratori!

Non si realizzano opere sotterranee assolutamente impermeabili e non si governano i percorsi delle vene d'acqua sotterranee, con la conseguenza che l'area perimetrale destinata al Park Vittoria, ora asciutta e salubre, potrà diventare umida e alterare lo stato degli immobili non solo adiacenti la piazza. La piazza è a un livello più alto di tutto il suo perimetro. Molti trevigiani dovrebbero considerarlo prima di trovarsi l'acqua.